LA PASSIONE. Una narrazione corale al Museo Diocesano

 

“Documentare la tensione verso la trascendenza”. Con queste parole Micol Forti, responsabile della Collezione d’Arte Moderna e Contemporanea dei Musei Vaticani e co-curatrice, insieme a Nadia Righi, direttrice del Museo Diocesano, della mostra che vorrei presentarvi, indicava, in una conversazione, il criterio di scelta delle opere che entrano a far parte della Collezione Vaticana. Da lì proviene una importante selezione di opere che compone un originale percorso, proposto per il periodo pasquale, sulla Passione di Cristo, dal Bacio di Giuda alla Resurrezione.
La mostra del Museo Diocesano di Milano si pone in continuità con due altre esposizioni, ospitate nel 2018 e nel 2020: “Gaetano Previati. La Passione” e “Gauguin, Matisse, Chagall. La Passione nell’arte francese dai Musei Vaticani”. Quest’anno, però, gli autori sono tutti italiani e tutti del XX secolo, per lo più segnati dagli eventi devastanti della Prima guerra mondiale, ma che hanno attraversato anche la Seconda o sono stati testimoni di fatti tragici, come la morte di Martin Luther King.
Vorrei proprio iniziare da una delle opere più impressionanti, per tema, tecnica e messaggio: la Crocifissione, omaggio a Martin Luther King Jr. di Mirko Basaldella del 1968 (tecnica mista su carta intelata, 90X180 cm.).

basaldella

Siamo di fronte ad una scena caotica, che mescola un momento della Via Crucis, con la folla e i soldati che accompagnano il condannato sul Calvario, all’evento definitivo della Crocifissione, spostato a destra e di dimensioni monumentali. Basterebbero i tratti taglienti delle vesti, i volti delle donne deformati dallo strazio del dolore, le mani grondanti sangue di Cristo ed il suo corpo scomposto, i rossi che si rincorrono in più punti dell’opera a tradurre con forza il dramma. Ma l’autore spinge gli astanti gli uni contro gli altri, contro un cielo blu intenso che abbraccia tutti, ma toglie profondità. Non basta: lungo il margine superiore corre la scritta “Omaggio a Martin Luther King Jr. 4-4-68+” ad indicare che la morte del protagonista della lotta per l’uguaglianza razziale, un martire moderno, è assimilata a quella del Cristo. E l’evento politico dell’uccisione di King non poteva essere più intensamente ricordato che attraverso il racconto evangelico, la cui universalità è nuovamente confermata.

E’ questo il dipinto che, anche per i suoi evidenti rimandi a Guernica di Picasso, mi ha subito chiarito le parole di Micol Forti: artisti credenti o no, praticanti o affascinati da culti diversi si aprono alla riflessione sui temi sacri, si coinvolgono intimamente con essi, scavano nella tradizione iconografica dei grandi maestri per cercare il segreto di alcune invenzioni immortali. Le opere in mostra sembrano dare corpo a quell’invito che Paolo Vi fece nel Discorso inaugurale della Collezione Vaticana il 23 giugno 1973, quando chiedeva di avere fiducia “nella capacità prodigiosa (ecco la meraviglia che andiamo cercando) di esprimere, oltre l’umano autentico, il religioso, il divino, il cristiano.”

Sono 40 le opere proposte, tra pitture, disegni e incisioni, sculture, di artisti molto noti come Felice Casorati, Carlo Carrà, Marino Marini, Renato Guttuso, Fausto Pirandello, Pericle Fazzini, Giacomo Manzù, e di altri meno famigliari, come Aldo Carpi, Giuseppe Montanari, Antonio Giuseppe Santagata. Impossibile anche solo citare i titoli. Preferisco parlare di ciò che mi ha sorpreso, anche di fronte a nomi e a opere più volte studiati, seguendo l’ordinato percorso espositivo che certamente aiuta a cogliere l’intensità anche delle singole opere.

 

Il Bacio di Giuda di Giuseppe Montanari (1918, olio su tela, 80X96 cm.), logo della mostra, nella prima sala, immerge subito in un’atmosfera di silenzio e mistero, in cui sorgono molte domande: perché solo due personaggi? perché il possente Giuda si alza in punta di piedi per baciare l’inerme Gesù? Dov’è l’orto degli ulivi e perché è stato sostituito da un altipiano da cui si contempla uno stupendo cielo stellato? E’ di certo un incontro da uomo a uomo, un corpo a corpo tra la certezza e il dubbio o la presunzione, che mette a nudo il senso vero di quell’episodio.

montanari

 

Nelle sale successive è impossibile non soffermarsi sulle due opere di Marino Marini, l’incisione con una Deposizione del 1923 (acquaforte e puntasecca, 597X475 mm.) e il sottilissimo rilievo con la Crocifissione del 1939 (gesso e pigmenti, 45,2X39,8X2,2 cm.).
L’incisione è una travolgente cascata di uomini che accompagnano la discesa di Cristo dalla croce. Le figure sembrano attorcigliarsi le une sulle altre, simbolo di tutta l’umanità al buio, nell’ora più tetra della storia. Anche il cielo è denso di nubi nere.

marini

 

Altrettanto impressionante è il disegno preparatorio di Renato Guttuso per la grande Crocifissione del 1941: la sola mano inchiodata di Gesù vale per la sofferenza dell’intero corpo. Le dita contorte ed il verde acido, accostato al rosso e al viola, stesi con libertà ed energia, dicono quanto l’artista si sia coinvolto con quel che stava facendo e intendeva comunicare.

“La pittura è il mio mestiere. Cioè è il mio mestiere ed il mio modo di avere rapporto con il mondo.
Vorrei essere appassionato e semplice, audace e non esagerato. Vorrei arrivare alla totale libertà in arte, libertà che, come nella vita, consiste nella verità”.
(R. Guttuso, 1957)

guttuso

 

Impossibile chiudere la visita senza aver osservato, di Pericle Fazzini, i bozzetti preparatori (1969-1970, bronzo, 70x147x20 cm.) alla monumentale Resurrezione dell’Aula Paolo VI, destinata alle udienze pontificie e inaugurata dallo stesso papa Montini nel 1977. L’esile figura di Cristo, che sembra riemergere da un mare di corallo che si protende verso l’alto, è un delle “invenzioni” più potenti della scultura recente, soprattutto se vista nelle gigantesche dimensioni reali nell’aula vaticana.

fazzini

 

In una serie di ambienti a lato del percorso espositivo principale è presentata una selezione di bozzetti preparatori per la Via Crucis, realizzati tra il 1960 e il 1961 da Guido Strazza, per la chiesa di Ponte Lambro, nella periferia sud-est di Milano. Un ulteriore esempio di come l’arte veramente religiosa, mossa da quella “tensione verso la trascendenza” di cui scrivevo all’inizio dell’articolo, anche quando costituita da piccoli segni, linee, macchie di colore, forme astratte, possa parlare a tutti.

LA PASSIONE. Arte italiana del ‘900 dai Musei Vaticani. Da Manzù a Guttuso, da Casorati a Carrà.
Aperta al Museo Diocesano di Milano dall’
11-03 al 05-06-2022.

A cura di:

GIUSEPPINA BOLZONI, laureata nel 1985 presso l’Università del Sacro Cuore di Milano, dal 1986 insegna Storia dell’Arte al liceo artistico della Fondazione Sacro Cuore di Milano, ove ha contribuito all’elaborazione del progetto sperimentale su base quinquennale.

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