METAFISICA, METAFISICHE   di Giuseppina Bolzoni

 

Da alcune settimane si è aperta un’importante mostra diffusa nei musei milanesi, che propone al grande pubblico, e soprattutto a docenti e studenti, di verificare come un’avanguardia storica abbia continuato a vivere e ad influenzare, nelle forme più diverse, la cultura e le arti contemporanee. Il percorso inizia nelle sale di Palazzo Reale, visitabile fino al 21 giugno, tocca il Museo del Novecento, mentre alle Gallerie d’Italia e a Palazzo Citterio purtroppo termina nei giorni di pubblicazione di questo articolo. 

Il progetto, a cura di Vincenzo Trione, con la collaborazione scientifica della Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, del Museo Morandi, la partecipazione dell’Archivio Alberto Savinio e dell’Archivio Carlo Carrà, mette in dialogo i maestri della Metafisica – Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, Carlo Carrà, Filippo de Pisis, Giorgio Morandi - con gli “eredi” internazionali del XX e XXI secolo come, ad esempio, René Magritte, Max Ernst, Salvador Dalí, Andy Warhol, Mimmo Paladino Giulio Paolini e Francesco Vezzoli (1).

 vez     1 F. Vezzoli, Metafisica da palazzo, 2026, Coll. privata, Torino

 

La narrazione si estende fino all’architettura di Aldo Rossi e Gio Ponti, alla fotografia di Mimmo Jodice e Gabriele Basilico (2), alla moda di Giorgio Armani e Louis Vuitton (3), al cinema, alla musica, al design, alla letteratura.

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2 G. Basilico, Cimitero San Cataldo, 2007, Modena,                                                3 L. Vuitton by Virgil Abloh, Felpa, 2022, coll. maschile                                                                                                                                                                             autunno/inverno,Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, Roma stampa fotografica

Il carattere multidisciplinare della mostra di Palazzo Reale è documentato da circa 400 opere tra dipinti, sculture, fotografie, disegni, oggetti di design, plastici e modelli architettonici, illustrazioni, fumetti, riviste, video, provenienti da molte istituzioni pubbliche e private, gallerie, archivi di tutto il mondo.

Al Museo del Novecento, la mostra Milano Metafisica, dedicata al rapporto tra la Metafisica e Milano, presenta una selezione di 50 opere di de Chirico, Savinio e Carrà, insieme a dieci disegni di Mimmo Paladino realizzati in omaggio al romanzo “Ascolto il tuo cuore, città” di Alberto Savinio.

Episodi lontani e diversi, che sembrano non avere niente in comune, nati dall’immaginazione di artisti distanti dal punto di vista generazionale, culturale e linguistico”. “E, tuttavia, pur se per sentieri segreti, in maniera non sempre del tutto intenzionale, queste voci sono accomunate da una specifica postura. Una sorta di inconfondibile manière de voir, ispirata a un’esperienza poetica laterale, clandestina e forse marginale, maturata più di un secolo fa in una città di provincia, posta fuori della storia”. (V. Trione)

Il gruppo storico, infatti, nasce a Ferrara nel 1917, nell’ospedale psichiatrico Villa del Seminario, dove de Chirico si ritrova insieme al fratello Alberto Savinio, Carlo Carrà e Filippo de Pisis.Un quasi-movimento, in cui si ritrovano alcuni tra i più grandi solitari dell’arte italiana, accomunati dalla paura della guerra e animati da precise intenzioni: portarsi al di là dei miti progressisti, tornare a interrogare memorie lontane, senza nostalgie, riaffermare il rilievo della tradizione, della storia dell’arte, dei valori plastici e ribadire la centralità della pittura”.

Sono ancora le parole di Vincenzo Trione che ci guidano nelle prime sale dove incontriamo gli artisti e le opere più note della loro produzione metafisica: oggetti che appartengono alla vita quotidiana, come i biscotti ferraresi, (4) sono presentati con dimensioni ed accostamenti insoliti, in ambienti stranianti (5), “non luoghi” che evocano spazi della memoria e realizzano dei rebus di impossibile soluzione. Negli anni della guerra, e in quelli immediatamente successivi, molte spinte avanguardiste, in particolare quella futurista in Italia, si stanno esaurendo e si va delineando un nuovo sguardo alla tradizione, per ritrovare, come scriveva Carrà, “cose ordinate che rivelano quelle forme di semplicità, che ci dicono uno stato superiore dell’essere, il quale costituisce tutto il segreto fasto dell’arte” (La pittura metafisica, 1919). E’ ciò che accade a Felice Casorati e ad Ottone Rosai, persino ad Atanasio Soldati e ad un giovane Giuseppe Capogrossi negli anni Trenta.

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4 G. de Chirico, Le Doux Après-midi, 1916, olio su tela                                                        5 F. de Pisis, Natura morta occidentale, 1919,
                                                                                                                                               tempera e collage su carta intelata, Coll. Fondazione Cariverona

Lo stesso Sironi, che era stato attirato dal Futurismo, nella Venere dei porti (6) dimostra di essere “futurista tra i metafisici e metafisico tra i futuristi”, utilizzando il collage per creare una scena urbana moderna in cui, però, ormai si staglia una rigida figura di donna senza volto, assimilabile ai manichini dechirichiani.
Un senso di mistero o, meglio, la percezione di un enigma insondabile, che rimane ostinatamente non risolto, crea un sottile disagio e, a volte, una più profonda inquietudine in chi guarda.

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6 M. Sironi, Venere dei porti, 1919, tecnica mista su tela (con collage), Casa Museo Boschi Di Stefano, Milano

La sezione “Arcipelago Metafisica” esplora come le arti di secondo Novecento siano state attraversate da riferimenti metafisici: dal Surrealismo alla Pop Art, dalla Transavanguardia all’Arte Povera. Pur in contesti storici diversi, rimane un “lessico familiare”, un linguaggio iconico riconoscibile, come vediamo nelle opere di Pino Pascali (7), una sorta di proiezione tridimensionale di oggetti “metafisici”, di Mario Ceroli (8), mobili inutilizzabili e “spaesati”, di Andy Warhol (9), una piazza metafisica seriale dai colori pop.

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7 P. Pascali, Ruderi sul prato, 1964, tela, spugna e smalto su legno, Gall. Naz. arte moderna e cont., Roma

 

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8 M. Ceroli, Mobili nella valle, 1965, lego di pino di Russia, metallo, Coll. Banca Ifis

 

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9 A. Warhol, Muse inquietanti (da de Chirico, 1982, grafite su carta HMP, The A. Warhol Museum, Pittsburg

Di grande fascino sono i disegni dell’artista sudafricano William Kentridge (10), che ha ottenuto vari riconoscimenti internazionali per i suoi brevi film animati e per i disegni a carboncino realizzati per la loro produzione. In mostra è possibile vedere uno dei suoi box animati in cui i disegni, realizzati sovrapponendo strati successivi di materia, sono in parte asportati con progressive cancellature, creando una magica vita dei segni in un luogo/non-luogo come una virtuale cassetta dei medicinali. La sua esplorazione della realtà e della memoria, legata ai temi della condizione umana e alla sua fragilità, ha un sapore metafisico e le sue animazioni, come molte opere dechirichiane, calamitano l’osservatore, che volentieri sosta davanti ad esse, incuriosito e stupito  dall’incessante e magico mutare delle cose.

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10 W. Kentridge, Cassetta dei medicinali (Gatto e uccello), 2001

Anche nella sezione “Città metafisiche” vediamo una ricerca di forme architettoniche “archetipiche” (casa, monumento, teatro, torre), che erano già patrimonio del lessico metafisico, come nei disegni di Aldo Rossi, in particolare nelle piante e prospetti del Teatro del Mondo, l’installazione galleggiante presentata da Rossi alla Prima Biennale d’Architettura di Venezia, tenutasi nel 1980 e intitolata La Presenza del Passato. Il disegno “L’ora perdura, Baltimore ou le temps d’un retour” (11) rievoca luoghi metafisici in cui oggetti fuori misura vivono in luoghi senza tempo, come in alcune bellissime fotografie di Mimmo Jodice (12), che pure ci parlano di una Napoli incantata. Sono ambienti di una città “fatta per accogliere il pensiero”, secondo l’espressione di Italo Calvino. Nella sezione dedicata alla fotografia, troviamo anche alcune iconiche opere di Gabriele Basilico, Giovanni Chiaramonte, Luigi Ghirri, che hanno saputo catturare particolari atmosfere sospese e sognanti.

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 11 A. Rossi, L’ora perdura, Baltimore ou le temps d’un retour, 1982, pennarello su carta. collezione privata

   

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12 M. Jodice, La città invisibile, Castel Sant’Elmo, 1990, stampa vintage su carta baritata al bromuro ai sali d’argento, stampata a mano dall’artista, Capodimonte, Napoli, pennarello su carta, Coll. Privata

 

Nelle ultime sale, il teatro, il cinema, il design, così come il fumetto e la musica entrano nel racconto dimostrando come la proposta metafisica sia stata in grado di raggiungere i linguaggi odierni ed i più “popolari” (si vedano, ad esempio, le copertine dei dischi di gruppi globalmente noti come Pink Floyd, Genesis, New Order).
L’ultimo atto è costituito dall’installazione di Francesco Vezzoli “Metafisica da palazzo” (1), realizzata dall’artista in occasione della mostra per accompagnare il visitatore in un’esperienza immersiva che, nel contempo, lo riporta alle origini del movimento.
La visione della realtà metafisica, sospesa ed immobile, è sintomo di un’attesa e di una domanda di senso che pervade anche il presente, quel mondo in cui è difficile distinguere ciò che è reale da ciò che non lo è, ciò che resta come una verità incontrovertibile e ciò che scorre rapidamente senza lasciare alcuna lascia del suo passaggio. Soltanto sostare o rallentare il passo ed il respiro permette di vedere con altri occhi ciò che nell’istantaneità non è dato e che invece è proprio della profondità del pensiero.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A cura di:

GIUSEPPINA BOLZONI, laureata nel 1985 presso l’Università del Sacro Cuore di Milano, dal 1986 insegna Storia dell’Arte al liceo artistico della Fondazione Sacro Cuore di Milano, ove ha contribuito all’elaborazione del progetto sperimentale su base quinquennale.

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