Letteratura
L'ISOLA IN VIA DEGLI UCCELLI
di Uri Orlev
Editore: Salani - €12,90
Pagine: 185
Target: da 13 anni
“Era come vivere su un’isola deserta. Invece dell’oceano avevo intorno a me gente e case ma, sebbene paressero vicine, erano in realtà infinitamente lontane.”
Alex è un dodicenne polacco che vive nella zona C di un ghetto (potrebbe essere quello di Varsavia, oppure un altro). Siamo nell’autunno/inverno 1943-44; nel mondo infuria la Seconda Guerra mondiale. Alex vive col padre e con un topolino bianco di nome Neve, mentre la madre è uscita di casa per fare visita ad amici nel Ghetto A ma non è più tornata, probabilmente vittima di una retata dei tedeschi e deportata in un lager nazista. Il padre di Alex lavora in una fabbrica di cordami il cui magazziniere, Boruch, è un suo grande amico. Vi sono segnali che presto il Ghetto C sarà svuotato di tutti gli ebrei, e il padre di Alex si prepara ad ogni evenienza insegnando al figlio a maneggiare una pistola.
Catturati! Ma Boruch ha un piano
Un giorno all’improvviso la fabbrica di corde viene circondata, e a nulla serve nascondersi; il padre di Alex viene avviato allo scalo ferroviario in un primo gruppo, mentre Boruch e Alex restano nel secondo gruppo. Boruch da molto tempo predisponeva un piano per salvare Alex dalle inesorabili retate dei tedeschi: passando in Via degli Uccelli 78, davanti a una casa diroccata da una bomba, lo lancia verso uno stretto cunicolo di accesso alla cantina. Nessuno riesce a riprenderlo: per il momento Alex è salvo.
Come Robinson Crusoe sull’isola deserta
Comincia così l’avventura di Alex rimasto solo con Neve nella cantina di Via degli Uccelli 78. Deve sopravvivere per molti mesi, nell’attesa che torni suo padre; come Robinson Crusoe deve prendere ciò che gli serve – in primo luogo il cibo - dalle altre case rischiando ogni volta di essere scoperto e catturato. Egli mette a frutto tutte le esperienze di gioco fatte quando il ghetto era ancora vivibile; ci sono passaggi segreti tra una casa e l’altra, scorte di cibo e coperte abbandonate dopo le retate dei nazisti, vecchi vicini di casa (come i Gryn) nascosti nei bunker. Alex deve convivere con la paura dei fantasmi, con gli sciacalli che di notte saccheggiano le case rimaste vuote, con il terrore delle spie e dei nazisti che di tanto in tanto ispezionano il ghetto in cerca di ebrei nascosti. Per fortuna incontra Bolek, un polacco che gli offre il suo aiuto: è difficile potersi fidare di qualcuno nel ghetto abbandonato.
Dalla cantina ai piani superiori
Con il passare dei giorni Alex prende confidenza con la sua nuova situazione, e con un ingegnoso sistema di corde e di scale di legno riesce ad accedere ai piani superiori della casa diroccata, e ad attrezzarla per vivere più comodamente. Dalla sua nuova postazione riesce a vedere, al di là del muro del ghetto, il quartiere polacco, e con l’aiuto di un binocolo partecipa alla vita degli abitanti della zona libera: il bullo Yanek, i ragazzini che vanno a scuola, il dottor Stanislaw Polawski, membri del movimento clandestino e della resistenza. Ma soprattutto lei, Stashya, “la ragazzina più bella che avesse mai visto”, che fa i compiti in una stanza davanti al n. 78.
La rivolta nel ghetto e l’uccisione del soldato tedesco
Un giorno Alex sente degli spari in lontananza: è scoppiata una rivolta nel Ghetto A, ed egli vorrebbe unirsi ai rivoltosi, ma un fatto inaspettato lo sconvolge: due giovani ebrei sono entrati nella casa diroccata, e un soldato tedesco li sta prendendo di mira con il suo fucile. A questo punto Alex estrae la pistola lasciatagli dal padre e colpisce a morte il nazista. Poi ospita i due giovani ebrei, Henryk e Freddy; quest’ultimo ritorna in seguito con i rivoltosi mentre Henryk ferito viene curato dal dottor Polawski che Alex contatta con grande coraggio. Attraverso un corridoio segreto Alex riesce ormai a passare nella zona polacca; Henryk gli ha dato dei soldi e il ragazzo acquista del cibo, familiarizza con dei coetanei polacchi con cui gioca a pallone, e incontra fortunosamente Stashya - di cui si è innamorato - dandole appuntamento nel parco per ogni lunedì. Memorabile un pomeriggio in cui i due pattinano sul lago ghiacciato.
La proposta di Bolek e l’attesa non vana
Arriva il Capodanno 1944, e la neve cade in abbondanza; un piano superiore della casa crolla, ma senza gravi conseguenze. Il ghetto viene aperto ai polacchi; Alex rintraccia Bolek e gli affida Henryk ormai guarito; declina l’invito di Bolek a trasferirsi con loro per fuggire poi nei boschi; è invece Stashya a partire per la campagna con la sua famiglia. I due ragazzi si salutano malinconicamente con la promessa di rivedersi nel ghetto alla fine della guerra. Alex si accorda con Bolek per comunicare con lui in caso di bisogno. E infatti l’attesa del padre, alimentata quasi quotidianamente con una fedeltà incrollabile, riceve una risposta miracolosamente positiva.
E’ la storia di Uri Orlev
“Il Ghetto di Varsavia attraverso gli occhi di un bambino” : così è stato definito questo romanzo, in cui Orlev (1931-2022) ha raccontato la propria esperienza di piccolo ebreo segregato in uno spazio minaccioso. “Orlev ha la capacità di dire tantissimo con poche parole. E ci mostra come i bambini possano sopravvivere senza amarezza in tempi duri e terribili”, questa la motivazione con cui il romanzo ha vinto il Premio Andersen nel 1996. Si tratta di un “romanzo di formazione” scritto in prima persona in modo semplice e diretto; paragonato al “Diario di Anna Frank” presenta pagine dure, in cui sembra prevalere un sentimento antitedesco fino al colpo di pistola per difendere due amici in pericolo. Il dottore però aiuta il ragazzo a dare un giudizio su quel gesto così drammatico. Alex non ha ancora dodici anni all’inizio della storia; dopo cinque mesi trascorsi da solo è ormai diventato un uomo. Vi sono delle solide radici nella sua capacità di giudizio: tre maestri – la mamma, aperta e positiva; il padre, realista e protettivo, oggetto di una attesa sconfinata; Boruch, generoso fino al sacrificio della vita.
Per un utilizzo didattico
La storia narrata in 20 agili capitoli è di estrema attualità: il drammatico periodo che stiamo vivendo, con guerre, genocidi, odio tra popoli, fa ritornare alla memoria l’inascoltato grido “Mai più, mai più!” per l’ennesima volta disatteso. Di particolare delicatezza il tema dell’antisemitismo, oggi oggetto di polemiche e confuso spesso con l’antisionismo; il docente dovrà pertanto guidare gli studenti a giudicare con chiarezza gli eventi narrati. Saranno diretti i collegamenti con la Storia contemporanea affrontata nell’ultimo anno della Secondaria di primo grado, oltre ai nessi con le Giornate della Memoria e dell’Olocausto. Nel 1997 dal romanzo è stato tratto anche un film dal titolo omonimo, per la regia di Soren Kragh-Jacobsen, accessibile su Youtube.
A cura di:
ENRICO LEONARDI. Ha insegnato Lettere nella Scuola Media di Inzago (MI) per 37 anni, è in pensione dal 2007. Sposato, con due figlie, ha partecipato alla Equipe di D’Ambrosio/Mocchetti/Mazzeo con altri numerosi amici per una trentina d’anni; insieme hanno pubblicato le Antologie “Introduzione alla realtà”, “Nuova introduzione alla realtà” e “Oltre la siepe” e il Corso di Geografia “Terra dei popoli” sempre con l’Ed. La Scuola. Fa parte del Centro Culturale “J. H. Newman” di Cernusco s/N. e del Gruppo Medie di “Stand By Me”.






