DICO DI COLE

 

The Rime of the Ancient Mariner (parte seconda)

di Samuel Taylor Coleridge, Dover publication Inc  2000, pag 80   3,74 €

 

    Dissipazione. Ecco la parola, e il conseguente sentimento che ci coglie di fronte al fatto appena narrato. Ci si chiede il perché di un simile gesto, perché uccidere l’albatros che in genere i marinai salutano come portatore di bel tempo e vento favorevole. Dissipazione. Non dimentichiamo che la poesia ci invita a un viaggio di conoscenza, mai come in questo caso così profondo. Dissipazione vuol dire qualcosa come tenere un fiore tra le mani e poi sfregarle fino a quando del fiore restano un gambo nudo e petali svolazzanti che cadono per terra. Ma così è l’uomo, anche di fronte a un bene può reagire distruggendolo.

    Mi viene in mente qui una pagina di A. Candiard, dal suo libro Qualche Parola prima dell’Apocalisse: ”L’annuncio dell’amore di Dio al mondo non dovrebbe renderlo migliore? In realtà, questo annuncio agisce come una rivelazione – o, se si preferisce, un’apocalisse – di ciò che avviene nel cuore di ciascuno. Non sempre l’amore suscita amore; può addirittura provocare il rifiuto, il disprezzo, l’odio…L’amore ci obbliga a scegliere. Ci costringe a rispondere, con la gratitudine o il rifiuto, e accettare di essere amati non è così facile come si crederebbe. Desideriamo esserlo tutti, naturalmente, eppure niente è più destabilizzante che il sentirsi amati. Tutte le nostre relazioni personali - ne facciamo quotidianamente esperienza – vengono a essere complicate da questo fatto così semplice, che è in noi esattamente il segno di quello che i teologi chiamano “peccato originale”, il peccato presente in noi: accettare di essere amati è difficile. L’amore di cui siamo amati ci mette in crisi, nel senso che ci pone di fronte una scelta imprevista e necessaria che ci fa perdere l’equilibrio per un momento.”

    Ma lasciamo la profondissima riflessione di Candiard e torniamo alla Rime. Il gesto sconsiderato sembra aprire a conseguenze drammatiche. Il vento favorevole che aveva spinto la nave verso climi più favorevoli cessa all’improvviso. E’ un vero punto di svolta. Il viaggio di avventura, non privo di fatica e durezze, cambia. Deboli venti spingono la nave verso nord finchè, giunta in prossimità dell’equatore, questa incontra una lunga, terribile bonaccia. La nave si arresta nel mezzo di un immobile oceano sotto un sole impietoso, così la descrive l’autore,

Down dropt the breeze, the sails dropt down,
'Twas sad as sad could be;
And we did speak only to break
The silence of the sea!

 All in a hot and copper sky,
The bloody Sun, at noon,
Right up above the mast did stand,
No bigger than the Moon.

Questo celo di rame, questo sole rosseggiante, questa afa snervante li ritroveremo più tardi in alcune pagine del grande romanzo Tifone, di J.Conrad.

Day after day, day after day,
We stuck, nor breath nor motion;
As idle as a painted ship
Upon a painted ocean.

Tutto è innaturale e immobile come una nave dipinta in un oceano dipinto-

Water, water, every where,
And all the boards did shrink;
Water, water, every where,
Nor any drop to drink.

Si presentano ora torridi giorni di sete, di attesa e di paura. Nella soffocante calura dei giorni e delle notti l’autore rivela tutta la sua immaginazione. A uno a uno tutti i compagni muoiono. La loro colpa sembra essere stata quella di aver condiviso e approvato il gesto sconsiderato del protagonista, che a questo punto rimane solo, in un mondo che comincia a popolarsi di incubi, con presenze innnaturali e il mare che si riempie di creature sconosciute e di aspetto minaccioso.  Qui la narrazione sembra riprendere i caratteri del romanzo gotico del tempo, spiriti, oscure minacce, presenze terrificanti e un preavviso di morte e dannazione. Misteriosamente, in questo momento lugubre il marinaio si volge al mare immenso e, con un gesto quasi incomprensibile quanto l’uccisione dell’albatros, benedice il mare e le sue misteriose creature. Il gesto si legge come riparatorio, la richiesta quasi di un perdono, e d’improvviso tutto cambia. Sotto un vento ormai insperato la nave riprende il suo viaggio con turbe di angeli che prendono il posto dei compagni del vecchio marinaio, che finalmente fa ritorno alla riva da cui era partito tempo prima.

E qui lo ritroviamo a parlare con il giovane che stava andando alle nozze dell’amico. Il suo viaggio è finito. Si rivela ora l’altro grande tema della poesia, quello del racconto. Se il tema del viaggio aveva preso gran parte della composizione, quello del racconto appare alla fine come necessaria condivisione di ogni esperienza umana. Raccontare e raccontarsi è il primo passo verso la relazione tra gli uomini. Mi torna alla mente un recente, interessante romanzo della scrittrice americana Elizabeth Strout, Raccontami Tutto, dove l’armonia dei rapporti umani, pur dentro la fragilità e le difficoltà di ogni vita, riparte proprio dal dirsi, quasi un confessare, ciò che si vive e si prova.

Ma torniamo alla Rime e alla  sua conclusione. Al suo ritorno il marinaio incontra un vecchio eremita che lo riconcilia con se stesso, con le sue avventure, invitandolo a guardare al mistero della vita e riconciliarsi con il Creatore, in quel breve tratto di strada che porta alla chiesa che immaginiamo del villaggio, e dove si svolgerà il matrimonio dell’amico:

To walk together to the kirk,
And all together pray,
While each to his great Father bends,
Old men, and babes, and loving friends
And youths and maidens gay!

 Poi le parole di congedo,

 Farewell, farewell! but this I tell
To thee, thou Wedding-Guest!
He prayeth well, who loveth well
Both man and bird and beast.

He prayeth best, who loveth best
All things both great and small;
For the dear God who loveth us,
He made and loveth all

 

 The Mariner, whose eye is bright,
Whose beard with age is hoar,
Is gone: and now the Wedding-Guest
Turned from the bridegroom's door.

 He went like one that hath been stunned,
And is of sense forlorn:
A sadder and a wiser man,
He rose the morrow morn.

 

Addio, addio, ma un’ultima cosa ti dico,
 prega bene chi ama bene uomini, uccelli e animali,
chi ama ogni cosa, piccola e grande,
perché Dio ci ama e ha fatto e ama tutti.

Il Marinaio, dall’occhio luccicante.
Dalla barba candida per l’età,
è andato: ora l’invitato
si dirige verso la casa dello sposo.

Se ne andò come uno stordito
E privo quasi di sensi
Il giorno dopo si alzò
Più triste e più saggio.

         Il vecchio marinaio se ne va e l’invitato al matrimonio, ancora frastornato, si riprende, e il giorno successivo si alzerà più triste e più saggio. Potenza del raccontarsi, del condividere, della poesia.

     SIamo anche noi, lettori, ora un po’ più saggi e più tristi. Ci riprendiamo dal ritmo travolgente della lettura, ci accompagnano le immagini coloratissime del viaggio, il blu e il verde smeraldo dei ghiacci    ai, il rosso e il bruno del sole, il bianco e il rosso dell’albatros ferito, il bianco e il nero delle immagini spettrali viste, o immaginate, dal vecchio marinaio nei giorni dell’angoscia, dello sfinimento e della frustrazione. Risuona nella mente il linguaggio suggestivo e potente che ci ha comunicato l’urlo dei venti, i colpi delle onde e il crepitio dei ghiacci. Che ci ha  avvinti fino al termine, al momento di una ritrovata pace che comunque ci lascia più tristi (consapevoli?) e saggi. Se così, la potente immaginazione di Coleridge ha raggiunto il suo scopo. Buona lettura.

Trovate nel web il testo inglese, qui,

https://www.poetryfoundation.org/poems/43997/the-rime-of-the-ancient-mariner-text-of-1834

e quello in italiano, qui,

https://ignotascintilla.wordpress.com/la-ballata-del-vecchio-marinaio-traduzione/

   

 

 

 


A cura di:

Marco Grampa

Laurea in Lingue e Letterature moderne presso IULM di Milano. Insegnante al Liceo Classico Crespi di Busto Arsizio per 20 anni, per otto anni presso il Liceo Scientifico Tirinnanzi di Legnano, dove ha operato come senior manager per scambi culturali con istituti australiani, portoghesi e USA.
Traduttore di opere soprattutto di carattere letterario da paesi di lingua inglese, in particolare africani.
Autore di racconti e brevi saggi per riviste locali.

 

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