Il mondo sfaccettato di Fulminacci

 

Cantautore, romano, 26 anni e le ragioni per cui ci interessa il suo mondo e le sue “tante care cose”.

Iniziando un nuovo anno sociale, ci siamo chiesti cosa valesse la pena proporre per tentare un approccio di ascolto musicale, diretto ai giovani, senza dover o voler andare a pescare sempre musica dal passato, recente o remoto che sia. Lo scontro fra generazioni non è una novità: da sempre i padri non gradiscono la musica dei figli, salvo in rari casi. Il discorso è molto ampio, ma possiamo almeno dire che con l’accelerazione che ha preso il mondo negli ultimi anni, aiutato dalla rivoluzione digitale, lo strappo si è accentuato ed è sempre più difficile trovare punti in comune fra le diverse età.

Penso che un autore assolutamente immerso nel presente ed al tempo stesso con un occhio rivolto ad un cantautorato più adulto sia Filippo Uttinacci, meglio conosciuto con il nome d’arte di Fulminacci, romano, 26 anni appena compiuti, il 12 settembre 2023. La carriera è breve ma intensa: con l’album del 2019 La vita veramente vince la Targa Tenco per la migliore opera prima, poi la pandemia scompagina un po’ le carte e Fulminacci si ritrova a Sanremo 2021 con il brano Santa Marinella, che include nel successivo e, al momento, ultimo album, Tante care cose uscito il 12 marzo 2021 e di cui voglio parlare nel dettaglio per entrare un po’ nella poetica di questo valente cantautore. A questo link potete trovare una recensione generale dell’album, scritta nel momento in cui usciva e fatta molto bene, ma magari leggetela alla fine. 

Sì, perché noi, senza tante premesse ci gettiamo nell’ascolto e tiriamo fuori via via dai brani i particolari che colpiscono e che costituiscono una scrittura sagace dal punto di vista del testo e molto interessante dal punto di vista musicale. Il brano di apertura Meglio di così è da prendere assolutamente in considerazione: il passo è quello di un funky leggero, giro intrigante di quattro accordi che accompagnano una passeggiata rilassata fra amici. E poi una fotografia precisa dell’età di cui stiamo parlando: “La mia generazione è quella del GameCube / La musica che esiste solo su YouTube”. Questa è la generazione con cui si deve fare i conti, che canta un ritornello spensierato e affratellante, ma poi fa emergere una domanda più profonda. Il ritornello: “Voglio respirare l'atmosfera / Quando è notte e sembra sera / Col telefono che è spento / C'è chi sogna e c'è chi spera / E poi chi se ne frega / Stanotte siamo tutti / Chissà se sta finendo il mondo”. Ma nel successivo bridge,  in cui anche l’arrangiamento si assottiglia, facendo emergere le chitarre, affiora la lama di una domanda: “No che non mi basta niente e non mi passa mai / Questo dolore profondo / Pure stanotte non dormo /Ti ricordi di me?”. E proprio su questa domanda ripetuta una seconda volta si interrompe, bruscamente la canzone, lasciando la questione aperta. Ed altrettanto aperta è la porta che conduce alla canzone successiva, quella di Sanremo, Santa Marinella, ispirata dalla storia d’amore di un amico venuto dal Nord, che vi lascio ascoltare e scoprire da soli.

Miss Mondo Africa è un simpatico quadretto di una Roma multietnica a tempo di funky, mentre la successiva La grande bugia strizza l’occhio musicalmente all’elettro-pop degli anni ’80, narrando una storia che sa di fantascienza, ma per la verità un po’ criptica.

Tutt’altra canzone è la seguente, Un fatto tuo personale, la più impegnata dell’album in cui l’autore si scaglia contro alcune cose che non gli vanno. Il testo andrebbe letto tutto, ne riporto solo un paio di spunti, come usa dire, più iconici: “ Ma i tempi ci cambiano e cambiano pure il senso / Di quello che scrivo, che ho scritto e scriverò adesso”, come a dire che quanto affermato oggi magari potrà essere messo in discussione. Ed anche la seconda frase che riporto riguarda questo tema: “È bello sfruttare la direzione del vento / Ma è giusto cambiare la direzione col tempo”. Qui, pensando ad un lavoro da fare magari con dei ragazzi, potrebbe essere interessante capire bene cosa Fulminacci ci vuole comunicare della sua maniera di affrontare la vita e la socialità. Una risorsa molto utile è il sito www.genius.com che riporta i testi con vari contributi di spiegazione. Per esempio a questo link potete trovare proprio i contributi esplicativi dell’ultima canzone di cui stavamo parlando.

Si svalica la metà dell’album (se fossimo stati davanti ad un vinile avremmo potuto dire: inizia il lato B) con Tattica: ritmo serrato tenuto da un’ottima chitarra acustica ed un piano elettrico per la descrizione di una giornata come tante, vissuta di corsa, resa benissimo dalla concitazione del testo appoggiato su una ritmica nervosa ed efficace.

Della traccia 7, la saltellante Canguro (uscita anche come singolo ad anticipazione dell’album) è molto interessante sentire cosa ne dice lo stesso autore, che attraverso qualche dichiarazione ci fa entrare nella sua maniera di operare.

“Ho sempre avuto voti medio alti in condotta ma forse solo perché comportarsi bene è più facile di studiare. “Canguro” parla dei pensieri intrusivi, del lato oscuro di tutti i noi, di quando ci sentiamo dei mostri pur non avendo mai fatto paura a nessuno.”

“È una canzone che parla di quei pensieri abbastanza casuali, che ogni tanto ti passano per la testa e che se ti soffermi ad analizzarli pensi: ok, sono pazzo. Sono molto soddisfatto del risultato perché non ho seguito nessuna linea tra quelle tracciate con il disco precedente, ha una sua ironica oscurità, è molto diversa dalle altre.”

“Se non fossero esistiti progetti tipo Billie Eilish, non avrei scritto un pezzo come “Canguro”. Forse è il pezzo più contemporaneo del disco, in una direzione diversa dagli altri, ho voluto sperimentare questo empty drop, il momento di apice svuotato, con i soli bassi e il kick. Il pezzo si monta tantissimo fino ad asciugarsi, e si fa molto nell'elettronica; mi esaltava molto, volevo provarlo.”

“Nasce come sfogo abbastanza folle durante la prima quarantena, il primo lockdown. Io in quel momento ho deciso di sfogarmi completamente e di descrivere in modo astratto quello che avevo nella testa in quel periodo.”

Come si vede, per chi si impegna seriamente, la creazione artistica è un lavoro, che fa i conti con la realtà, con quello che accade, con la musica che si trasforma. È questo soprattutto che distingue cantautori come Fulminacci da altri artisti che alla fine si accontentano di ripetere un modulo, di lavorare sulla musica (e sui testi) quanto basta a colpire superficialmente chi ascolta. Qui, mi viene da dire, c’è davvero qualcosa in più.

Ed arriviamo alle ultime tre  canzoni del lavoro, che ci aiutano ancora di più ad entrare nel mondo di questo artista e vedere come lavora, oltre ad offrire tre tipologie di canzoni diverse, segno di grande varietà e capacità di sondare mondi musicali e poetici differenti. Vado un filo più veloce, per non sfinire chi già ha avuto la pazienza di arrivare fin qui.

Sia Forte la banda che Giovane da un po’ sono omaggi ai mondi cui Fulminacci si ispira maggiormente, rispettivamente gli anni ’70 e i ’60, ma al tempo stesso una critica ironica, ma ferma a certe esaltazioni esagerate. La prima – dichiara l’autore – “è il mio pezzo preferito del disco. Ed è nient'altro che un omaggio alla musica che mi piace. È un brano in cui sono presenti molte citazioni e per questo ho messo quella frase alla fine. Come per dire che non è che non me ne sono accorto, ho fatto delle citazioni perché celebro il pop/rock anni settanta inglese – ma anche un po' americano.” Al tempo stesso, il testo è un dialogo fra un personaggio di una certa età, che osanna solo tempi migliori e lo stesso cantautore, che invece adopera quel retroterra per creare qualcosa di nuovo. Io mi fermo qui, ascoltatela e capirete di più.

La seconda, Giovane da un po’, è forse la mia preferita. Una serie di stereotipi intorno a una certa libertà sbandierata (“i tuoi figli dei figli dei fiori”, tra l’altro citazione da De Gregori) e a certi valori che oggi non ci sono più, fanno reagire l’autore: “E grazie che avete lottato / Mi spiace se non ero nato”. Certamente quel mondo è fonte di ispirazione per Fulminacci, e lo dichiara senza problemi: “È vero, la nostra generazione è stata martellata da questo concetto della disillusione, ce lo hanno sempre detto. In realtà, tirando le somme, si vedrà che alla fine è capitato qualcosa di forte anche a noi. Il COVID, la crisi, assistere alla guerra in Europa.” E certamente una nostalgia per personaggi, e magari musica migliori c’è: “Noi siamo solo una delle tante generazioni, niente di più e niente di meno. Ma di certo nessuno può più dirci che siamo fortunati. Poi vabbè, se dovessi esprimere una preferenza, io avrei voluto vivere altri anni. Essere come De Gregori e Venditti, andare a sentire i Beatles in concerto da adolescente, fare gli anni Settanta a bomba…” Eppure alla fine la differenza è sempre quella: fermarsi a rimpiangere il passato oppure, avendo dei maestri, affrontare, attaccare e modellare il presente. Ed infatti la canzone finisce con una frase fortissima, valida in tutte le epoche e per tutte le generazioni: “La solita stupida barca / Nel solito fradicio mare / Decidi se farti un bagno o guardare / Gli altri che se lo fanno”.

Siamo in fondo: Le biciclette è una bellissima canzone d’amore, che si inserisce a pieno diritto nel solco delle grandi canzoni, sentimentale e concreta al tempo stesso, musicalmente – a mio avviso - debitrice di un arrangiamento che si ispira al grandissimo Bon Iver, ma che funziona assolutamente anche se spogliata ed eseguita solo pianoforte e voce, come potete gustarvi QUI. , avendo anche una ottima occasione per vedere l’artista in azione. Estraggo solo due punti del testo, che credo siano la perfetta conclusione per questo viaggio alla scoperta di questo cantautore, a cui dedico davvero lunga vita. Dalla seconda strofa: “Guarda che occhi / Per ogni lacrima un sospiro / Il senso d'infinito di chi si tiene forte / E non muore mai”. E poi, a concludere veramente, l’ultima, fulminante (scusate il gioco di parole) frase della canzone, con cui si chiude anche il disco: “Ci incontravamo / Nei nostri sogni / Te lo ricordi? / Tu che sei una e mi circondi / Sei una e mi circondi”. Fenomenale, la presenza dell’amata che abbraccia da ogni parte. Stop.

Ah, dimenticavo: Fulminacci sarà in tour, in giro per l’Italia ad Aprile 2024, come indicato QUI, non perdetelo!


 A cura di:

WALTER MUTO, laureato in Lettere e con i più vari studi musicali alle spalle, decide di dedicarsi prima con grande passione e poi come lavoro alla musica, in particolare a quella leggera. La sua occupazione è fare musica, parlarne e scriverne a 360 gradi.  Oltre ad aver scritto diversi libri e curare una rubrica per il mensile Tracce, collabora da 35 anni agli spettacoli musicali per ragazzi della Sala Fontana di Milano, produce spettacoli insieme a Carlo Pastori e negli ultimi anni si dedica a progetti musicali per il sociale,
con una attività al Carcere di San Vittore ed una in due residenze per disabili psichici. 
Più info su www.waltermuto.it  

CDOLogo DIESSEDove siamo