Italia 2021: due esempi, due facce di ciò che oggi è pop

 

Era un po’ che ci giravo intorno: volevo parlare, scrivere, insomma provare a raccontare le due tendenze musicali principali che fanno strage di ascolti fra i giovani in Italia. Tendenze italiane, nostrane, naturalmente. Riassunta all’osso, la classificazione è la seguente: da una parte il filone che unisce il mondo del rap-hip hop-trap e derivati; dall’altra il cosiddetto indie o indie-pop, in sostanza il cantautorato giovane, semplice, tendenzialmente non mainstream, ma che a volte lo diventa. (Come anche diventa mainstream anche l’altro genere, fra parentesi, e per quello che oggi vuol dire).

Solo che dopo alcuni tentativi, ho preferito non perdermi in categorizzazioni lunghe e ultimamente sterili, in elenchi che avrebbero giuocoforza lasciato fuori qualcuno, in schemi interpretativi incompleti ed inutili. Ho deciso invece di prendere due esempi, freschi freschi di uscita - uno per mondo di appartenenza - ed ascoltarli praticamente in tempo reale, raccontandoli più o meno mentre avvengono per me. Al momento in cui sto scrivendo questa introduzione, non so ancora se l’esperimento riuscirà, cosa ne verrà fuori e come. Ho solo definito le regole del gioco e tirato le righe del campo, leggi “scelto i due album di cui parlare”: OBE del producer milanese Mace e AHIA! dei Pinguini Tattici Nucleari. Bando alle ciance, ed entriamo in merito.

Dalla newsletter sul mondo della musica a cura di Giovanni Ansaldo, della redazione di Internazionale (https://www.internazionale.it/):

“Uno dei migliori album italiani usciti all’inizio del 2021 è Obe di Mace, produttore milanese attivo sulla scena rap da anni ma arrivato adesso alla strada solista. In Obe – che sta per Out of body experience (esperienza extra-corporea) – ha messo insieme 17 pezzi di grande varietà stilistica, radunando alcuni dei migliori rapper italiani: Salmo, Gué Pequeno, Noyz Narcos, Gemitaiz. E ha creato una specie di rap psichedelico, che viaggia lento ma colpisce quasi sempre il bersaglio. Uno dei brani più interessanti è Dal tramonto all’alba, scritto e registrato con il cantautore Venerus e con il rapper Gemitaiz, una canzone che fonde funk, rap e pop.”

Producer: Mace è un produttore, che cosa si intende, oggi e in quel mondo? È il personaggio un po’ musicista e un po’ maghetto del computer che fa le basi per gli artisti. Quindi tutti i nomi che vedrete apparire non sono semplicemente featuring, cioè ospitate, ma una specie di adunata, di chiamata a raccolta di molti dei vari cantanti e rapper con cui Mace ha lavorato (più magari qualcuno per allargare il giro). E allora, andiamo ad ascoltar! Spoiler e al tempo stesso avvertimento: cercherò di andare veloce, ma sono 17 pezzi.

1 – COLPA TUA è con il cantautore Venerus ed il conosciuto Guè Pequeno, effettivamente emergono molte radici nere, in un suono estremamente attuale. 2 – LA CANZONE NOSTRA unisce una melodia molto sinuosa e accattivante nella strofa di Blanco ad un ritornello con cassa in 4 su cui si innesta una strofa di Salmo. Singolo già circolato molto, è già un inno giovanile, due su due - storia d’amore andata malino. Per il pezzo annunciato dall’articolo sopra come il migliore, torna Venerus ed appare il rapper Gemitaiz, sentiamo 3 – DAL TRAMONTO ALL’ALBA: estremamente soul il riff di chitarra elettrica, estremamente psichedelico il resto, francamente trascurabile Gemitaiz, notevole Venerus con il suo stile vocale trascinato ormai inconfondibile. Ricchissimo di nomi il brano 4 – BUONANOTTE: Franco126, Noyz Narcos, Side Baby; una sorta di rap sociale, quasi gangsta, ribellione contro polizia e vite sbagliate. Giro armonico sempre uguale, come tipico del rap e della trap, ma affidato a due chitarre classiche che emergono nel finale, e ritornello vagamente esistenziale. 5 – NON VIVO PIU SULLA TERRA cambia registro con Rkomi e l’onnipresente Venerus. Non mi dice molto, forse minimizzo, ma passo oltre, verso 6 – AYAHUASCA con Chiello e Colapesce, quest’ultimo rappresentante di rilievo della attuale canzone d’autore. La struttura è irregolare, si sentono echi vagamente provenienti da Battiato, interessante la dinamica dello stupore che può diventare paura, pur legata ad una esperienza di sballo, essendo l’Ayahuasca (grazie google) un’erba allucinogena, ma amazzonica, mentre qui le suggestioni musicali ricordano più i nativi americani. Vabbè andiamo avanti che si fa tardi.

 7 – CANDYMAN vede come ospite il solo Gemitaiz che – come si dice oggi – dissa gli avversari esaltando se stesso; procedo, non mi rimane addosso molto. 8 – NOTTE FONDA vede apparire Ketama126 e PSICOLOGI (confesso, non conosco, ma ascolto). Trip paranoico e ritornello ripetitivo su un giro di quattro accordi che ricorda vagamente For Your Love degli Yardbirds. Ma valichiamo e passiamo a 9 – SENZA FIATO con Venerus e Joan Thiele, cantautrice della provincia di Brescia e prima voce femminile della congrega. Il groove è interessante, ed anche il pattern di chitarra rhythm’n’blues, le vocalità entrambe belle e nere, ma il genere non permette di uscire dal giro di quattro accordi. Gradevolissima la sezione fiati del finale. 10 – ACQUA vede tornare Rkomi e fare la sua comparsa la gettonatissima e giovanissima Madame che per la verità emerge dalle metafore sull’acqua solo molto avanti nel pezzo. Non mi convince granché. 11 - SOGNI LUCIDI ha Carl Brave e Rosa Chemical (primo conosco, secondo no) passa via anch’essa abbastanza indolore, ed arriva 12 – SIRENA, con Ernia e Samurai Jay, e DARRN ai ritornelli, per l’ennesima storia d’amore finita male: il verso di entrambi fluttua, i contenuti mi sembrano abbastanza di maniera. 13 – TOP BOY: veloce sketch di Geolier che con il suo slang partenopeo dà una sterzata interessante al verso, in un brano tipicamente trap. Abbastanza cliché, ma bravo! 14 – RAGAZZI DELLA NEBBIA  mette insieme FSK SATELLITE e Irama, mondi distanti che si uniscono, ma tutto sommato anche questi mi passano via senza grossi sussulti. 15 – SCOSTUMATO – con Fritz da Cat e J Lord, altro veloce rap napoletano e poi 16 – DIO NON E’ SORDO, titolo che mette curiosità, vediamo cosa tirano fuori in coda IZI - Jake La Furia e Jack The Smoker. Base trap, suono liquido per un verso depresso dalla realtà che non trova la chiave per vivere. 17 HALLUCINATION chiude la lunga lista con un brano essenzialmente strumentale, da club, quattro minuti e mezzo di galoppata trip-hop (si dice ancora così?) da ballare sudati in un disco-party. Ma adesso non si può.

Dunque, tirando un minimo le fila, che dire? Per chi volesse addentrarsi, è un viaggio nel quale sicuramente si capisce che aria tira oggi, e lo si capisce attraverso una delle voci più autorevoli, Mace, capace di creare un suono attuale e a tratti affascinante. Alcune liriche a mio avviso funzionano, altre meno. Altro dato da annotare una grande povertà armonica, pochi accordi e sempre quelli. È vero accade anche in tanto pop e cantautorato, ma non nelle canzoni dei Pinguini Tattici Nucleari. E se avete ancora un po’ di pazienza, il salto alla seconda parte è stato compiuto.

Dal sito www.lascimmiapensa.com potete leggere una bella recensione che analizza i brani uno per uno, un breve estratto giusto per inquadrare la band (sì, si tratta di una band, esistono ancora):

“Il 2020 è stato un anno pieno di soddisfazioni per i Pinguini, nonostante lo stop temporaneo del programmato tour nei palazzetti. Se la pandemia è riuscita a posticipare la consacrazione nel mondo dei grandi live, nulla ha potuto contro l’inarrestabile crescita di popolarità della band. Dopo la partecipazione e il terzo posto al Festival di Sanremo con il brano Ringo Starr, divenuto un vero e proprio tormentone, i Pinguini hanno continuato a scrivere e suonare. Amadeus li aveva etichettati come band indie del Festival, ma ai Pinguini Tattici Nucleari questa categorizzazione va un po’ stretta. I Pinguini possono essere pop, rock, cantautorato e indie (nel senso di indipendenti e originali) in ogni loro lavoro.”

Via agli ascolti e vediamo se è vero. Spoiler e avvertimento con risvolto positivo: qui le canzoni sono 7, infatti ad onor di cronaca, invece che di album occorrerebbe parlare di EP, in ogni caso ascoltiamo.

1 – SCOOBY DOO mostra subito la bravura di Riccardo Zanotti di tratteggiare una protagonista femminile completamente immersa nella contemporaneità, con riferimenti ai social, alla moda, alla scuola che fa, la maglietta che indossa. Dettagli che sono la forza del testo, oltre al saperli collocare nella metrica e ad un ritornello fortissimo che rimane in testa. Giro armonico semplice e ripetitivo, ma piccola lama di luce nelle atmosfere del bridge, che illustra qualche segreto. Cavoli, riuscita!
Nota bene: se volete leggere tutti i testi mentre ascoltate, come sto facendo io, potete farlo QUI .
Possiamo passare a 2 – SCRIVILE SCEMO, che forse (senza forse) di primo acchito fa pensare a Max Pezzali, e non è un male. È sostanzialmente un invito a prendere coraggio e fare il primo passo nei confronti della ragazza che ti piace. Brano leggero, forse adolescenziale, ma profondissimo il riferimento ad un fatto che ha cambiato il mondo: Scrivile, scemo, un finale migliore / Per quella puntata della "Melevisione"/ Interrotta da torri che andarono in fiamme /E bimbi che facevano domande. Anche qui il bridge “intimizza” la narrazione, evidentemente è una caratteristica ricorrente nelle canzoni dei Pinguini, caratteristico segmento grigio fra il bianco/nero di strofa e ritornello. 3 – BOHEMIEN forse indulge troppo su giochi di parole e riferimenti alla contemporaneità, attaccando subito con un La pioggia scende sopra i rider di Deliveroo, facendo far rima al Grinch con la parola di moda cringe e proseguendo con A volte hai meno senso di un'inserzione di Wish. Ma questo è quello che piace al pubblico di giovani e giovanissimi, e bisogna dirlo, tutto ciò è usato e miscelato molto bene a una musica spesso solare e sbarazzina, intimamente pop. La discesa dopo il valico inizia con la traccia 4 – PASTELLO BIANCO: l’attacco pianistico in minore lascia presagire una ballata sentimentale, vediamo. Sì, in effetti è una storia che finisce, e che nel ritornello mi ricorda un pochino Superclassico di Ernia, rapper milanese con cui i Pinguini hanno appena fatto una collaborazione. Confermo: l’uso del bridge a spegnere è un espediente ricorrente, per poi far esplodere il ritornello finale. Bell’arrangiamento di archi.

E siamo a 5 – LA STORIA INFINITA. Un arpeggio di chitarra vagamente caraibico per un’altra storia del passato ma ricordata con affetto distante. Palma del verso migliore del pezzo per il riferimento all’attualità appena trascorsa: E siamo felici come Pasque, sì / Ma Pasque del 2020, acuta metafora all’unica Pasqua trascorsa in lockdown e senza celebrazioni. Merita di essere visto anche il divertentissimo video. Penultimo brano, 6 – GIULIA è un altro dei ritratti femminili tanto graditi a Zanotti, ma stavolta auto-ironico e con finale a sorpresa che non spoilero. Chiude l’ascolto la canzone omonima alla traccia 7 – AHIA!, ballad pianistica dalla struttura diagonale ed il ritmo oscillante. Testo dalla storia semplice, fatta di cadute e di ginocchia sbucciate, sul filo del ricordo, ma sostenuta da una tavolozza musicale ricca ed interessante, che si muove fra riuscite melodie ed armonie intessute di arpeggi, Bon Iver e forse i Genesis nel retroterra compositivo del gruppo.

Senza tirare conclusioni troppo lunghe, che già se siete arrivati fin qui è un miracolo: da una parte la comunicazione più immediata ed un produttore di grande maestria, dall’altra una band e le sue canzoni senza dubbio pop, ma con alcune sorprendenti ricchezze. Due modi per scoprire due delle tendenze più affermate in Italia, oggi.

Seconda ed ultima considerazione: sempre più difficile trovare canzoni che restino a lungo, né come esito, né forse come obiettivo di chi scrive. Molte citazioni, che fanno parte della comunicazione rapida, immediata, legata all’oggi (una su tutte, il De Gregori di Rimmel citato dai Pinguini in La storia infinita – il titolo della canzone esso stesso citazione – nel verso “Mentre tu sorridevi e non guardavi, no/ Mia dolce Venеre di Insta”. Molte cit., quindi, ma poche canzoni (forse, vedremo) destinate a restare nel tempo.  

Ai posteri l’ardua sentenza (e la valutazione dell’utilità di questo mio lavoro). In ogni caso la sfida è ascoltare, immergersi per capire.

Walter Muto

 

 


 A cura di:

WALTER MUTO, laureato in Lettere e con i più vari studi musicali alle spalle, decide di dedicarsi prima con grande passione e poi come lavoro alla musica, in particolare a quella leggera. La sua occupazione è fare musica, parlarne e scriverne a 360 gradi.  Oltre ad aver scritto diversi libri e curare una rubrica per il mensile Tracce, collabora da 35 anni agli spettacoli musicali per ragazzi della Sala Fontana di Milano, produce spettacoli insieme a Carlo Pastori e negli ultimi anni si dedica a progetti musicali per il sociale,
con una attività al Carcere di San Vittore ed una in due residenze per disabili psichici. 
Più info su www.waltermuto.it  

CDOLogo DIESSEDove siamo